Vincenzo Nibali, atteso al Giro dal duello con Carapaz

Le repliche di Raisport e quel ciclismo che non c’è più. Nell’era globale, ci aggrappiamo (ancora) a Nibali

Possiamo chiamarla età dell’oro, o forse età del tricolore. Per dire senza timore di essere smentiti che l’Italia, fino a vent’anni fa, era la patria del ciclismo. Ce lo hanno ricordato, e ce lo ricordano ancora (per fortuna o per farci venire il magone) le repliche di RaiSport ai tempi del Covid, in attesa dell’agognata ripresa e tra le challenge virtuale sui rulli (basta, vogliamo le corse).

Qualche classica qua e là, ma soprattutto una programmazione fitta di corse a tappe: le imprese di Moser e quelle di Saronni, poi quelle di Bugno, Pantani, Simoni, Garzelli, Basso, per finire con le emozioni regalate da Vincenzo Nibali.

Video, gesta e telecronache, quelle fino ai primi anni 2000, testimoni di un ciclismo che oggi non esiste più. Avevamo i migliori tecnici, le squadre più attrezzate, un calendario ricco di corse che attirava i più forti corridori al mondo.

Gianni Bugno
Gianni Bugno, vincitore di un Giro e 2 mondiali tra il 1990 e il 1992.

Quanta Italia al Giro e al Tour

La Gatorade, la Carrera, la Mapei, poi la Polti, la Mercatone Uno, la Gewiss e la Saeco in grado di essere competitive ovunque, più altri dieci-quindici team che non stavano di certo a guardare, pronti ad accogliere e far maturare i dilettanti e a prendersi la scena sia sulle strade di casa che all’estero, quando ne avevano l’opportunità.

Accanto a quelli che hanno fatto la storia e vinto i Grandi Giri e le classiche, come dimenticare nomi, anzi cognomi, come Vona, Piccoli, Cassani, Conti, Lelli, Roscioli, Zanini, Faresin, Colagè, Ferrigato, Podenzana, Tafi, Zaina, Ghirotto, Podenzana, Saligari, Coppolillo, Nardello, Noè, Guerini, Baldato, Bruseghin… e l’elenco potrebbe proseguire ancora a lungo.

Davide Cassani, attuale ct della nazionale italiana
Davide Cassani, attuale ct della nazionale italiana

Qualche numero può rendere l’idea. In quegli anni, il Giro viaggiava sul centinaio di partenti italiani. Al Giro 1997 furono addirittura 132, più di metà gruppo. L’anno scorso erano 51, e buona parte del merito di tale soglia va senz’altro a chi resiste: la Bardiani di Reverberi e l’Androni di Gianni Savio.

Che dire, poi, del Tour de France? Il nostro contingente, alla fine degli anni Novanta, sfiorava i 50 partecipanti, negli ultimi anni viaggiamo alla media di 10-15 unità. Basti pensare che nelle ultime dieci edizioni, se si escludono i sei trionfi di tappa di Nibali, abbiamo portato a casa appena 7 successi. Esattamente quanto facevamo nel ’97 e nel ’99, ma in un solo Tour. Erano gli anni delle volate di Cipollini, Minali, Baldato ma anche dei colpi di mano di Guerini, Mondini, Traversoni e Totò Commesso. Quante pedine da giocare: velocisti, cacciatori di tappe e uomini di classifica…

La crisi, il Pro Tour, do you speak English?

Poi è arrivata la crisi economica, ma soprattutto il ciclismo della globalizzazione, del Pro Tour con organici enormi, capitali stranieri, costi e budget spropositati. Le nuove preparazioni e la tecnologia, i confini allargati a Paesi privi di storia a pedali che hanno piazzato le loro (diciamolo pure, piatte) gare in un calendario illogico. L’inglese ha rimpiazzato il francese, il marketing e i diritti tv hanno preso il sopravvento sulle questioni più tecniche e ragionevoli.

Bradley Wiggins
Bradley Wiggins, simbolo dell’anglicizzazione del ciclismo.

Così siamo scivolati indietro: abbiamo perso le squadre, le corse, i corridori, l’appeal: solo il Giro ha saputo in parte resistere, rinnovarsi, aprirsi ma abbiamo visto tutti com’è andata a finire quando si è trattato di stilare un calendario Tour-centrico per il post-emergenza. Tutti i big saranno in Francia, a cercare di salvare (anche economicamente) un’inedita stagione. E allora, in attesa che qualcosa cambi, o che qualcuno cambi le cose, non resta che aggrapparci anche quest’anno a Vincenzo Nibali per tenere a galla l’immagine e la forza del nostro movimento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Punti di vista recenti