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Bonus bici: sì, ma servono le ciclabili e un cambio culturale

In principio, a chiederlo a gran voce, sono stati i ciclisti, quelli di lunga data. Ridateci la possibilità di uscire e di pedalare, diceva ad esempio Davide Cassani, ergendosi a capitano del movimento (in parte lo è, essendo il c.t. della nazionale). In fibrillazione, ostaggio dei rulli e di Zwift, c’erano gli atleti professionisti, quelli che con la bici viaggiano forte, e gli amatori, che a volte vanno più forte dei professionisti.

Ma da quando la fase-2 è iniziata, due settimane fa, e ora siamo a un passo dal “liberi tutti”, in giro è tutto un pullulare di biciclette. Che da Nord a Sud, e questa, forse, è la vera notizia, hanno invaso letteralmente le strade. Bici da corse e da mtb, da passeggio e con la batteria, grandi e piccini, genitori e figli, coppie di fidanzati, funamboli coi polpacci scolpiti e principianti dall’incedere goffo e grondanti di sudore dopo aver percorso appena un centinaio di metri.

La bici come evento straordinario

E, allora ti chiedi: ma dov’è che tenevano nascoste tutte queste bici? Probabilmente nei sottoscala o in garage, ad attendere un evento straordinario che rimettesse al primo posto lo stare all’aria aperta e il darsi a un po’ di sano movimento nel tempo libero, senza imbottigliarsi nel traffico, affollare i centri commerciali o chiudersi in una palestra.

Amsterdam
Uno dei tanti ponti di Amsterdam. La bicicletta è il mezzo di trasporto più utilizzato nella città più importante d’Olanda.

L’evento straordinario, ahinoi, è arrivato. Ed ecco che la voglia di ritrovata libertà – unita all’impossibilità di tornare subito alle vecchie abitudini – richiama alla perfezione questo mezzo così antico ma mai così moderno. La bicicletta torna al centro del dibattito (politico). Tornano di moda il green e la mobilità sostenibile. E la bici diventa in aggiunta il toccasana alternativo al bus e alla metro per spostarsi in città e rispettare il distanziamento sociale, dopo che per anni a nulla è servito proporla come soluzione all’eccessivo traffico e allo smog prodotto dalle auto.

Incentivi e rivoluzione culturale

Il risultato di questo dibattito è il bonus mobilità: 120 milioni di euro per favorire l’acquisto di biciclette (e monopattini), incluse quelle a pedalata assistita. Chi ne acquista una ha diritto al 60% di rimborso fino a un massimo di 500 euro. Ma vale solo per i residenti nei Comuni con popolazione superiore ai 50 mila abitanti: e qui sta l’inghippo. Viene subito da pensare che le medie e le grandi città sono piene di studenti e giovani lavoratori pendolari, che spesso sono semplicemente domiciliati e dunque saranno esclusi dal bonus.

Ma da lì alla riflessione più profonda il passo è breve: c’è veramente la volontà (e la convinzione) di mettere la bicicletta al centro di una rivoluzione? Se sì, allora la misura dovrebbe essere estesa a tutti, magari cavalcando l’onda e l’entusiasmo del momento, per “finanziare” un cambio culturale. E di pari passo riprendere urgentemente il tema delle ciclabili: quante città sono davvero coperte e attrezzate in tal senso? E abbiamo idea di quanti ciclisti sono ancora costretti a zigzagare pericolosamente tra le auto o a fare lo slalom tra i fossi?

pista ciclabile
Sono davvero poche, in Italia, le città coperte da una rete di ciclabili come questa.

Insomma, ben venga il bonus bici, ma a queste condizioni si rischia di buttare al vento un’altra grande opportunità. E che le bici acquistate (chi non ne approfitterebbe…) tornino a occupare, almeno fino alla prossima pandemia, quell’angolo nascosto e impolverato dei nostri sottoscala e garage.

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